Il progetto di RedLab

La nostra idea è quella di realizzare camere oscure all’interno di alcuni campi profughi, in Iraq come altrove, per aiutare la riabilitazione delle persone tramite la fotografia analogica.

Trovarsi a dover vivere in una tenda in un posto lontano da casa per colpa della guerra è una condizione terribile, che causa forte stress. A questo, si aggiungono i vissuti personali, spesso traumatici che comprendono innumerevoli eventi violenti di cui queste persone sono state vittime. I progetti di MHPSS sono programmi incentrati alla prevenzione della sofferenza e di vari tipi di disagio, che cercano di creare un ambiente più sereno dove vivere anche in situazioni di emergenza umanitaria.

Noi di RedLab abbiamo deciso di lavorare con la fotografia analogica con le persone che vivono in contesti sociali svantaggiati come campi profughi. La fotografia è uno strumento espressivo permette di raccontare la propria storia in modo nuovo e diverso che può aiutare a recuperare una parte del benessere. Per ogni laboratorio, RedLab costruisce una camera oscura permanente e provvede alla fornitura di tutto il materiale fotografico.

Attraverso la fotografia, le persone sono attivamente coinvolte nel ricostruire il significato delle loro esperienze di vita tramite un linguaggio nuovo, creativo e diverso. Il nostro progetto di fotografia è incentrato a facilitare l’autonarrazione e l’autoespressione a supporto del benessere sia individuale che collettivo. La fotografia, inoltre, può diventare una mediazione per la costruzione delle percezioni e rappresentazioni individuali.

L’obbiettivo del progetto di RedLab è quello di aiutare le persone che vivono nei campi profughi tramite la fotografia, che permette loro di esprimersi liberamente, parlare e confrontarsi anche sulla sofferenza e sullo stress che vivono. RedLab mira infine a favorire la creazione di nuovi legami e a creare un safe place dove le persone possano confrontarsi apertamente.

 

Le attività nei campi profughi

I nostri laboratori partono con dei corsi di fotografia e tecniche fotografiche analogiche. Le nostre radici sono nella fotografia surrealistica di S’Umbra a Cagliari e, ovunque andiamo, portiamo un po’ di questo approccio sempre con noi.
Per prima cosa, quando arriviamo in un campo passiamo un po’ di tempo con la popolazione locale e ci facciamo conoscere. La prima cosa con cui iniziamo il laboratorio, invece, è la creazione della camera oscura. Di solito le costruiamo all’interno dei container in condizioni che possono risultare più o meno assurde: lavoriamo di notte, seguendo gli orari dell’elettricità statale, che a volte c’é e a volte no, e i container sono famosi per essere caldissimi d’estate e freddissimi di inverno. Questo spazio permette alle persone che partecipano al laboratorio di sviluppare le proprie foto utilizzando una vasta gamma di metodi che vengono insegnati durante le lezioni. In più, le nostre fotocamere sono un po’ diverse da quelle più comuni, perché sono fotocamere a foro stenopeico o “pinhole”. E sono fatte di lattine. Sì sì, proprio le lattine della passata di pomodoro: con una di quelle si può creare una macchina fotografica molto base. Come team ci teniamo a tutelate i diritti d’autore. Tutte le creazioni, foto e documenti originali sono e restano di proprietà dei legittimi creatori. Tutti i materiali che trovate sul nostro sito e sulle nostre pagine social sono stati liberamente donati dai proprietari.

 

Dove lavoriamo in Iraq

Bajed Kandala è il nome di uno dei campi profughi in Iraq. Si trova a nord-ovest della regione del Kurdistan iraqeno, nel triangolo tra Siria, Turchia e Iraq. Nel campo ci vivono più di 11.000 persone iraqene di origine Ezida. Gli Ezidi sono una minoranza etnico-religiosa perseguitata dall’ISIS. Il tre agosto 2014 l’ISIS ha attaccato la provincia del Singhal dove la maggioranza delle persone di origine Ezida viveva e ha portato avanti un massacro che è viene considerato il 74esimo genocidio nella storia di questa popolazione. Il genocidio ha provocato un trauma sociale generalizzato, perché sono molti, se non quasi tutti, ad aver perso un parente oppure persone della loro famiglia risultano ancora rapite o scomparse. A Bajed Kandala lavoriamo con la Dottoressa Nemam ed il suo team della ONG svedese Joint Help for Kurdistan, una delle due cliniche mediche del campo.

 

Come sono fatte le foto

Tutte le nostre foto sono state fatte utilizzando macchine fotografiche fatta a mano a partire da lattine riciclate.
Le macchine fotografiche che usiamo nei nostri laboratori sono costruite direttamente dai partecipanti e dalle partecipanti del laboratorio con oggetti di uso quotidiano. I partecipanti e le partecipanti ai laboratori creano la propria fotocamera di latta e sviluppano le proprie foto da soli grazie ai corsi che teniamo in contemporanea, dove imparano i metodi base per lo sviluppo in camera oscura. Il nostro laboratorio stenopeico combina la produzione artigianale e manuale con le attività di gruppo che aiutano e facilitano le prospettive socioculturali di inclusione. Usiamo carta fotosensibile negativa in bianco e nero, per cui ogni foto è one-shot e questa particolarità consente di creare qualcosa di unico, qualcosa che può davvero catturare l'esatto momento in cui si fotografa, fornendo il punto di vista di chi scatta e dando un'idea di come loro vedono la realtà e la interpretano. Man mano che le lezioni passano, ogni partecipante crea portfolio personale, che rappresenta il loro percorso di crescita espressiva attraverso la fotografia analogica.

 

Collaborazioni

One Bridge to Idomeni
www.onebridgetoidomeni.com

S’Umbra Percorsi Visivi
www.sumbrafotografia.com

Joint Help for Kurdistan
www.jointhelpkurdistan.org

 
 

Manifesto

RedLab è un laboratorio fotografico che mira a esplorare l'autoespressione e l'auto-narrazione per promuovere e migliorare il benessere sociale, mentale ed emotivo nella comunità che hanno sofferto di traumi.
Le persone adolescenti della comunità Ezida sono stati spesso esposti negli ultimi anni della loro vita ad una serie di traumi. Molto spesso, soprattutto nelle persone di giovane età mancano strumenti adeguati per elaborare pensieri, emozioni e sentimenti dopo lo spostamento forzato dal Singhal. Al momento la maggior parte delle persone che abitano nei campi di sfollati interni in Iraq sono già state esposte a una vasta gamma di esperienze dolorose e di sofferenza, molte delle quali rimangono sconosciute e non raccontante.
Questi fattori traumatici includono la violenza, la povertà, l’essere costretti a vivere senza fissa dimora e il relativo disorientamento. Queste esperienze possono avere effetti sia a breve che a lungo termine per la salute mentale, fisica, emotiva e più in generale per il percorso di vita dell’individuo. RedLab mira a fornire strumenti creativi per rispondere a tali esigenze comunicative.
La promozione di un ambiente sano è fondamentale soprattutto per le persone che vivono in condizioni di stress e per le quali hanno già sofferto un trauma o che sono quotidianamente i in contatto con persone traumatizzate. Le attività di gruppo promuovono benefici quotidiani per un ambiente di salute mentale ed emotiva.
RedLab è un progetto basato sul senso di comunità, in cui ogni attività è caratterizzata dall’essere svolta in gruppo. Il laboratorio si basa sulla costruzione dei team, sul confronto creativo, sull'espressione personale e creativa e sull'incontro interculturale. Le attività sono pianificate in modo specifico attraverso i metodi di potenziamento delle prospettive di inclusione sociale tra i vari gruppi.
Lavorare in gruppo e condividere pensieri personali, emozioni e sentimenti con altre persone sviluppa e facilita le prospettive socioculturali sull'inclusione. Il nostro laboratorio è progettato per creare uno safe place per tutti e tutte.
Le basi fondamentali del nostro progetto sono la promozione del significato umano, della dignità umana, della sua individualità e della crescita personale.
L'obiettivo di RedLab è quello di permettere alle persone, molte delle quali non avrebbero altrimenti accesso a laboratori creativi, di imparare il processo fotografico per fornire una finestra sulle emozioni individuali e facilitare la loro espressione.
La fotografia, infatti, viene da sempre utilizzata come un modo alternativo di espressione e comunicazione, in cui le espressioni sono mediate attraverso le arti visive e adattate alle esigenze espressive di ogni singola persona.
RedLab si basa sull'autoespressione e l'auto-narrazione di sé e del proprio vissuto, supporta la percezione di sé, della realtà e della creatività da parte delle persone che partecipano attraverso il risultato artistico e la sua produzione.
Infine, per quanto riguarda il benessere mentale ed emotivo, la fotografia potrebbe essere vista come un'esperienza terapeutica che può aiutare traumi e stress. Poiché la fotografia ha aspetti unici che le permettono di funzionare come un mezzo di auto-espressione, può essere usata come forma di auto-terapia complementare e alternativa. L'autoterapia può lavorare sia sulla prevenzione sia per garantire una buona qualità del benessere quotidiano.
Inoltre, le attività di RedLab sono progettate per migliorare il senso di appartenenza ad un gruppo e la condivisione creativa. Le attività de nostri laboratori sono focalizzate sulle esperienze condivise per facilitare lo scambio comunicativo ed il confronto.
L'obiettivo del nostro progetto è quello di dare supporto alle persone che vivono situazioni stressanti dando la possibilità di avere uno sbocco creativo per parlare di sé e della propria situazione, oltre che a scoprire, imparare e migliorare nuove abilità.